Il mistero dell’Incarnazione del Verbo contemplato nella strada discendente…

 

PresepeInteroNatale2014

Nella sua volontà salvifica Dio ha voluto iniziare un movimento verticale verso l’uomo, che procede dall’Alto verso il basso, s’inserisce profondamente nella realtà umana, fragile e limitata, deturpata dal peccato per risanarla in profondità e concedergli un movimento ascendente inaudito, verso l’Eternità. Un movimento discendente destinato a provocare la più alta elevazione della nostra natura.
L’Incarnazione non è un evento puntuale ma una modalità di comunione scelta da Dio, un evento dinamico, l’intera esistenza di Gesù si sviluppa nel suo stato di Verbo fatto carne e di carne assunta dal Verbo che troverà la sua pienezza nella assunzione della nostra morte e del nostro peccato nella croce per risanare l’umanità dalla sua ferita più profonda e portarla alla salvezza.
Questo moto discendente della grazia è significato nella strada discendente che parte dalla contemplazione della Annunciazione, passa per la Visitazione, il vissuto della prova, la nascita, e che continuerà con il mistero pasquale attualizzato oggi dalla Chiesa.
Contemplando questa strada discendente dobbiamo fare memoria di tutte le volte in cui Dio è disceso nella nostra storia per farci risalire sino a Lui, questa discesa è in fondo un invito all’ascesa rivolto alla parte più intima dei nostri cuori.

Abbiate in voi gli stessi sentimenti
che furono in Cristo Gesù,
il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome.
(Fil 2, 5-9).

La casa di Nazareth.

L’accoglienza della Parola nel grembo di una Vergine

Il nostro presepio inizia con la contemplazione dell’Annunziazione nella casa di Maria.
La forma della casa di Maria è concava, colorata dal rosa tenue, elementi che richiamano i nostri ricordi più arcaici, la memoria del seno materno.
La visione di questa forma vuole suscitare in chi si ferma contemplarla un sentimento di tenerezza rassicurante, di accoglienza incondizionata. Ci vuole collegare con i sentimenti di Maria che accoglie la Parola in forma totale, che accoglie la novità di Dio con amore e tenerezza nella propria esistenza. La casa di Maria è un invito a iniziare la preghiera lasciandoci cullare dal suo calore materno, dalla sua compagnia semplice e rassicurante.
La casa di Maria è anche un invito a seguirla, a lasciarci affascinare e coinvolgere dalla sua fiducia, dalla sua risposta generosa, giovane ed entusiasta alla Parola che anche a noi arriva, ci trascina davanti al Cristo che anche in noi vuole crescere.

Presepe1

Giovanni (il Battista) rispose:
L’uomo non può ricevere nulla
se non gli è dato dal cielo. …
Bisogna che Egli cresca,
e che io diminuisca.
(Gv 3, 27;30).

 

 

 

La Visitazione

Quando i mondi s’incontrano

Il nostro percorso continua a casa di Elisabetta e Zaccaria. La loro casa è rappresentata da due cerchi che confluiscono in continuità di spazi. La forma e il candore del giallo richiamano il calore dell’incontro, l’allegria della condivisione.
Questa seconda scena del nostro presepio ci vuole invitare a preparare l’arrivo del Signore nella condivisione gioiosa con i nostri fratelli. Preparare la strada all’arrivo del Signore significa anche aprire il nostro piccolo cerchio ad altre realtà.
Essere disposti a uscire da se stessi, dai propri egoismi, dalle proprie certezze, significa celebrare l’incontro del Dio che viene nel dono dell’altro, e a volte questa condivisione richiede da noi persino la grandezza del perdono.
In questa visita Elisabetta vede oltre le apparenze, percepisce la presenza di Dio che bussa alla sua porta. Siamo invitati anche noi nella contemplazione della Visitazione a riflettere con gli occhiali della fede sulle visite che riceviamo dal Signore quotidianamente mediante i nostri fratelli.

 

Presepe3

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?” (Lc 1, 39-43)
.

Non c’era posto per loro…

Quando tante porte si chiudono…

 

Nella terza scena del nostro presepio s’impone il paradosso e il contrasto. Le case sono quelle più rifinite, i colori sono più cangianti, eppure sono tutte forme chiuse, le belle porte presentano sbarramenti e rinforzi nella loro chiusura.
Il paradosso richiama il momento della prova, il momento del bisogno, l’impotenza davanti a un mondo che segue le regole del “si salvi chi può”, dinnanzi a un mondo che non ha spazio per chi si trova in difficoltà. La chiusura delle forme richiama la chiusura dei cuori.
In questa terza discesa della strada della Incarnazione Dio ci vuole ricordare che anche nei momenti di difficoltà Lui è accanto a noi, non tutto è perduto.
È significativo lo sguardo delle figure, Maria e Giuseppe non guardano le porte chiuse, guardano in alto, la loro visione permette loro di individuare quel portone che si apre più avanti anche quando davanti a loro tutto è chiuso.
In questa scena siamo invitati a contemplare la presenza di Dio e la sua provvidenza anche nei momenti più bui, anche quando tutte le porte ci si sbattono in faccia. Il Signore non ci abbandona, da qualche parte, in qualche modo si possono percepire gli scricchiolii di un portone che comincia ad aprirsi.

Presepe2

Se dovessi camminare
in una valle oscura,
non temerei alcun male,
perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
(Sal 22, 4)

 

La presenza di Dio tutto rende possibile

Dopo il momento della prova si apre un portone seguito da una scala… il percorso può vedersi in due modi: interrotto o in continuità. Molto spesso siamo chiamati a capire che per poter progredire bisogna cambiare il modo di camminare, il modo di andare avanti.
La scala porta alla mangiatoia, la sua forma rappresenta la completa apertura, in quanto una nuova vita porta con se la promessa di ogni possibilità.
La mangiatoia non ha un tetto, sconfina nell’infinità dello spazio, sopra di loro solo la stella rifulge, questo Bambino deve crescere e non ci saranno limiti alla sua crescita, questo mistero si deve evolvere e nessuno lo fermerà. Non ci sono tetti per questo bambino.
Vediamo alcune pecore ma mancano i pastori, lo spazio si percepisce vuoto… qualcosa manca! Si tratta di una mancanza voluta, questa assenza vuole generare una presenza. È un invito.
È un invito rivolto a te… in questo presepio non adorano le figurine, Dio non cerca le figurine ma adoratori in Spirito e verità.
Sei tu l’elemento mancante, è la tua preghiera. Siamo noi gli invitati, chiamati a occupare il posto dei pastori e benedire al Salvatore che si fa vicino a noi.
Siamo invitati ad avvicinarci nel silenzio contemplativo alla sua capanna, a presentare le nostre suppliche.
Siamo invitati a rinascere con questo Bambino a una nuova vita di grazia, una vita senza tetti, senza limiti.
Siamo invitati a far nascere Dio nella povertà del nostro cuore, nella fragilità della nostra esistenza.

Presepe4

Io sono venuto perché abbiano la vita
e l’abbiano in abbondanza.
(Gv 10, 10).